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Ma quanti plettri esistono?

Come scegliere il proprio plettro?
Impossibile negarlo, quando si tratta di strumentazione il plettro è sempre in fondo alla lista delle priorità: pensiamo sempre… “un buon tocco è la base di tutto!”. Certamente è vero, ma può fare la differenza anche scegliere bene di fronte al variopinto scaffale del nostro negozio di fiducia! Sebbene i plettri sembrino tutti uguali e ad un primo ascolto varino per semplici sfumature, in realtà i cambiamenti che il giusto plettro è in grado di apportare al nostro sound possono essere davvero significativi.

“RIGIDO O MORBIDO?”

Questa è sicuramente la domanda che vi siete posti la prima volta che avete acquistato un plettro. Plettro piccolo-grande
Cerchiamo di capire come funziona: quando il plettro tocca le corde di una chitarra o di un basso provoca una vibrazione che, a sua volta, produce un suono. Ora pensiamo al rumore di un pallone gonfio e duro che impatta con il suolo… secco e deciso, giusto? Proviamo adesso a sgonfiare leggermente quel pallone e lasciamolo cadere di nuovo… il suono è più grave, non trovate? Togliamo infine tutta l’aria e otterremo un bel tonfo sordo. Tuttavia, quando arriverà il momento di usare quel pallone per giocare dovremo scegliere se gonfiarlo del tutto o parzialmente e, come sappiamo, la “gonfiatura” di un pallone è buona o cattiva non in sé e per sé, ma è resa tale da una serie di altri fattori: dalla distanza che dobbiamo coprire col calcio, se serve fare goal o semplicemente fare un piccolo passaggio, dal terreno del campo, ecc.

Allo stesso modo, poiché il plettro influenza la vibrazione del nostro strumento, dobbiamo scegliere la sua consistenza in funzione del tipo di suono che vogliamo produrre e del genere di repertorio che dobbiamo performare.

Ecco alcune indicazioni utili:

  • Il plettro morbido (light) accompagna la corda in modo più naturale lasciandola vibrare più dolcemente. Il suono ottenuto con un plettro di questo tipo sarà più caldo, meno tagliente e con un output (volume) più basso; nel passaggio da una corda all’altra, in caso di strumming o arpeggio, il plettro tratterrà meno violentemente le corde permettendo alle singole note di amalgamarsi al meglio rendendo gli accordi più omogenei e morbidi. Per questo motivo, il plettro morbido è particolarmente indicato per sessioni ritmiche e utilizzato soprattutto con chitarre acustiche.
  • Il plettro medio (medium) ha le stesse proprietà di un plettro morbido, ma genera un output Plettro plastica mediomaggiore. Essendo a metà tra uno morbido e uno rigido, il plettro medio è il più versatile, adatto sia a sessioni ritmiche che soliste. Si presta alle situazioni più disparate, a chitarre sia elettriche sia acustiche e alla maggior parte dei generi musicali (prevalentemente leggeri); in live è senza dubbio il plettro più comodo per chi alterna ritmica e assoli.
  • Il plettro rigido (heavy) trattiene la corda con più forza degli altri, producendo una vibrazione più pronunciata, più volume, un suono aggressivo e tagliente. Ottimo sulle singole corde, può risultare scomodo e meno gradevole all’orecchio nello strumming, mentre mantiene un buon feeling negli arpeggi; per questo motivo, il plettro rigido dà il meglio di sé negli assoli e nei generi che richiedono forti distorsioni. In questo tipo di plettro la scelta del materiale è molto importante.

“DI CHE MATERIALE?”

Altra domanda imprescindibile, soprattutto se ci servono plettri rigidi! Il materiale del plettro può infatti ulteriormente personalizzare il nostro sound e rendere più comode le performance grazie a rivestimenti ergonomici. Generalmente, il plettro genera un suono più scuro o più squillante a seconda del materiale, risultando così più o meno “adatto” alle nostre esigenze e ai nostri gusti.

 

  • Il plettro in plastica è il più comune, comodo al tatto, non troppo squillante né particolarmente cupo.
  • Il plettro con rivestimento aumenta il grip ed evita spiacevoli scivolamenti causati dal sudorePlettro rivestito con zona grip. Ne esistono di vari tipi, solitamente con texture ruvida o con inserti in gomma.
  • Il plettro in nylon è morbido, leggero e ottimo per lo strumming. Tuttavia, soffre molto di deterioramento e può risultare scivoloso.
  • Il plettro in legno produce un suono più caldo, è tra i più rigidi e, se di buona qualità, può raggiungere prezzi al di sopra della media. E’ molto spesso e ha buona durabilità.
  • Il plettro in metallo produce un suono molto squillante, aggressivo e deciso. Fornisce un attaccoPlettro metallo potente ed è il più durevole tra tutti, anche se piuttosto costoso rispetto ad un plettro in plastica; tuttavia, l’attrito violento tende a consumare velocemente le corde e produce un forte suono di rimando (se la chitarra non è amplificata, le plettrate si sentiranno). Molto scomodo per lo strumming.

“GRANDE O PICCOLO?”

L’ultimo dilemma amletico nella scelta del plettro riguarda infine le dimensioni, fondamentali sia per il suono sia per la comodità. Esistono di tutte le taglie (le dimensioni si trovano scritte sopra!), da scegliere in primis a seconda della nostra impugnatura: se un plettro piccolo risulta scomodo infatti è bene provare le varianti dei modelli standard. In secondo luogo bisogna ricordare che più un plettro è piccolo e più le dita interagiranno con la corda attenuando la vibrazione, ma aumentando la precisione. Plettri più appuntiti incrementano ulteriormente il controllo sullo strumento.

UN BUON CONSIGLIO…

Sebbene esistano, come abbiamo visto, delle linee generali secondo cui orientarsi nella scelta del nostro plettro, la cosa migliore da fare resta sempre spendere qualcosina per fare incetta di più materiali, forme, rivestimenti e consistenze per provarne più d’uno, un po’ alla volta, facendo pratica con diversi generi. Infatti, nulla vieta di sperimentare tutte le combinazioni possibili e, a dispetto di qualsiasi suggerimento, usare un plettro morbido per suonare metal o un plettro in metallo per arpeggiare in acustico…. Proprio come un plettro, la scelta è nelle vostre mani!

Lorenzo Forte
per Movimento Musica

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